Mani Colorate è una Associazione di Volontariato. Propone incontri formativi ed educativi ai giovani, genitori, insegnanti ed educatori sulle modalità comportamentali nei casi di bullismo, cyberbullismo, dispersione scolastica, nuove forme di dipendenza, difficoltà di relazione ed integrazione, offrendo supporto psicologico, pedagogico, legale.
domenica 12 settembre 2021
martedì 25 maggio 2021
COME UN FOGLIO DI CARTA STROPICCIATO
COME UN FOGLIO DI CARTA STROPICCIATO
dott.ssa Elisa Lupano - Pedagogista, Counsellor, già giudice onorario Tribunale dei Minori di Torino
Storia di un laboratorio sul bullismo e il cyberbullismo
in
condizioni “straordinarie”
Quest’anno scolastico,
l’associazione Mani Colorate e il suo progetto Informi@moci, abbiamo incontrato
moltissimi bambini e ragazzi. Siamo entrati in tutti gli ordini di scuola,
dalla Primaria alla scuola secondaria di II grado. Li abbiamo incontrati in
DAD, tutti a casa e collegati ognuno con un dispositivo, o in remoto,
attraverso la LIM, quando i ragazzi erano già ritornati a scuola, ma i
dirigenti non permettevano la presenza di personale esterno nella scuola. Poi
siamo anche riusciti ad essere in presenza, soprattutto in alcune scuole
primarie, dove il parlarsi faccia a faccia, anche se con la mascherina, ci ha
dato di nuovo l’entusiasmo di sentirci più vicini. Abbiamo proposto video,
storie, piccole attività che potessero far sentire tutti ascoltati, e belli e
importanti nelle rispettive diversità, perché tutti sentissero che, se volevano,
potevano parlare di sé senza timore di essere giudicati, anzi, ogni racconto
sarebbe stato prezioso per tutti. Abbiamo dovuto rinunciare a qualche piccolo
gioco per “scaldare” l’ambiente, al sedersi in cerchio, dove tutti sono in
prima fila e nessuno è escluso dai racconti che si vogliono portare. Tutti gli
insegnanti ci hanno aiutato, per rendere gli incontri con i ragazzi quasi
normali anche dove “normali” non potevano essere.
In alcune classi siamo stati
chiamati espressamente dagli insegnanti perché qualcosa non funzionava. In
queste classi siamo riusciti lavorare in presenza. In altre siamo stati
chiamati perché “di queste cose è sempre utile parlarne”. E i bambini e i
ragazzi, più a loro agio di noi, più capaci di tutti ad adattarsi anche in condizioni
estreme, ci hanno fatto spesso commuovere e riflettere, raccontandoci le loro
storie. Eccone alcune
Dario
Dario (nome di fantasia) è
entrato nella classe dopo essersi trasferito con la famiglia, non conoscendo
nessuno. Il gruppo classe è ben amalgamato perché, trattandosi di una scuola di
un paese della provincia di Asti, tutti si conoscono da tempo, e tra i compagni
c’è chi ha fatto tutte le scuole insieme, fin dalla scuola dell’infanzia.
Entrare nel gruppo non è facile, e Dario cerca di entrarci con gli strumenti
che ha e che conosce. Si “attacca” ad una ragazzina della classe, e le sta
addosso, perché gli piace. Va avanti un po’ di giorni e poi il gioco incomincia
a dar fastidio alla ragazzina, che non lo vuole più. Lui insiste, ma al suo
rifiuto, incomincia a tartassarla al cellulare, insultandola, e scrivendole
frasi pesanti, che la ragazzina fa leggere alla mamma che a sua volta segnala
il fatto ai professori. Dario viene messo alle strette, sulle prime dice che
non le ha scritte lui quelle frasi, e accusa un compagno. Poi cede e ammette. Quando arriviamo noi la classe ha fatto muro
contro di lui. Non gli perdonano di aver accusato un compagno al posto suo, mentre
lui, nel suo desiderio non accolto di essere accettato dal gruppo, si è ancora
più indurito e arroccato nelle sue posizioni, poco convinto della gravità di
ciò che ha fatto. Con la classe si parla a lungo, e si cerca di mettere in luce
i sentimenti di ognuno rispetto ai fatti. Il compagno accusato, che è ancora
più deluso per il fatto che si conoscevano già, ed erano amici, una volta. La
ragazzina, che lo ha già perdonato, perché ha capito, ma comunque Dario non le
sta simpatico lo stesso. I compagni, che si sentono attaccati come gruppo. E
infine Dario, e il suo bisogno di essere accolto, anche se non lo dice mai, e
che fa sempre più il duro. Li aiutiamo a parlare, guardandosi negli occhi e
dicendosi che cosa provano, e ad ascoltarsi, chiedendo loro di provare a capire
i sentimenti di tutti. Anche se sappiamo
che il nostro intervento non può essere risolutivo, è stata un’occasione per
parlarsi e i ragazzi non l’hanno sprecata.
I professori in DAD
Tanto tempo davanti al PC. I
prof che parlano. Dopo un po’ arriva la noia. Per fortuna si può tenere il
video spento, con la scusa che la connessione è lenta. Intanto che si ascolta,
si può fare anche altro. Come ad esempio fare la foto ai prof e metterla sulla
chat di classe. Così, per ridere, e poi, visto che ridono tutti, non ci va
tanto a scriverci sotto una frase ridicola, per ridere ancora di più. Qualche
mamma (che non rinuncia a vigilare su ciò che scrivono o leggono i loro figli
in chat) se ne accorge e lo comunica a scuola. I ragazzi vengono sgridati e puniti,
hanno 12 anni, non avevano gli strumenti per capire che quello che hanno fatto
era un reato. I loro docenti ci lasciano da soli in classe, dicendoci “così si
sentono liberi di parlare”, ma non ci spiegano cosa è successo. Il fatto viene
fuori quasi per caso, quando chiedo se hanno una chat di classe e mi rispondono
“non più”. Non più perché? E raccontano. Ma raccontano anche quanto stanno
male, e quanto nella classe si sia “rotto qualcosa”. Stanno male perché hanno
capito che è una cosa grave mettere una foto non autorizzata sui social, non lo
sapevano, lo hanno fatto con l’idea di fare uno scherzo. Ma si è rotto qualcosa
perché non tutti erano d’accordo, qualcuno sapeva che non si poteva fare, ma
non hanno detto niente. Questi ragazzi sono quelli che si sentono più
colpevoli. “io sapevo che non era una cosa da fare, ma non ho avuto il
coraggio”, ha detto una di loro. Si, non ho avuto il coraggio: il coraggio di
essere diversa, di non ridere anch’io, di dire che stavano sbagliando. A 12
anni essere nel gruppo è la cosa più importante. Uscirne fuori, dissentire dal
pensiero comune richiede uno sforzo enorme. Ma poi si sta male perché ci si
sente responsabili. Purtroppo non
aiuterà questa ragazzina sapere che molti adulti non ce l’hanno questo
coraggio, in diverse occasioni.
Vittime di bullismo
Tantissimi sono state le
storie in cui ci si è sentiti “bullizzati”. Si usa questo termine in modo
generico, ad indicare tutte le volte che ci si è sentiti presi in giro,
esclusi, insultati, anche se non si tratta di vero e proprio bullismo, ma le
definizioni non sono importanti. La sofferenza invece è sempre la stessa. Molti
bambini già nella scuola primaria raccontano di aver subito prepotenze già
quando erano più piccoli, e alcuni di loro rivivono quel dolore nel
raccontarlo, anche se sono passati degli anni. “Ci vuole poco tempo per
prenderci in giro, ma tanto tempo per venirne fuori”, dice un bambino di 10
anni. Ma da queste sofferenze bisogna venirne fuori: in che modo? Parlandone
con i veri amici, quelli che ci sono più vicini, a volte con chi ha vissuto le
stesse esperienze, perché è più in grado di capire. La paura a parlare è tanta
anche perché si ha paura di essere presi in giro da chi abbiamo scelto come
amico per parlarne. Poi certo, anche con gli adulti, anche se qualche volta
“hanno tanto da fare e molte altre preoccupazioni”. A scuola è importante
parlarne con gli insegnanti, che possono intervenire, ma prendere provvedimento
spesso non risolve la situazione. È importante reagire, parlarci con il bullo,
farsi coraggio: “noi siamo bambini e dobbiamo crescere bene, e anche tu (il
bullo) devi crescere bene”. Capire che abbiamo altre potenzialità, come dice
qualcuno: “venivo preso in giro perché sono scarso a giocare a pallone, ma io
sono più bravo di loro a scuola”, e vincere la timidezza e farsi più amici.
L’esperienza del bullismo ci cambia, qualche volte ci rende più forti, e altre
più deboli.
La maggior parte racconta
storie di prepotenze agite con le parole, perché le parole “fanno tanto male e
lasciano cicatrici nella mente e nel cuore”. Il cuore diventa come un foglio di
“carta stropicciato, che anche se lo allarghiamo di nuovo, le pieghe si
distendono ma non spariscono”.
Ma sarà comunque un foglio
dove potremo scrivere e colorare un nuovo, meraviglioso racconto.
lunedì 19 aprile 2021
FRONTEGGIARE LO STRESS
FRONTEGGIARE LO STRESS
(liberamente tratto dalla rivista MInd,
aprile 2021)
Dott.sa Elisa Lupano – Pedagogista,
counsellor
Il recente periodo di pandemia ha
segnato in modo profondo tutti: adulti, bambini, anziani. Da tutti i punti di
vista: economico, sociale, psicologico. Abbiamo dovuto tirarci su le maniche e
vivere in una situazione mai vissuta. Alcuni dicono: “è stato come andare in
guerra”.
Abbiamo imparato a continuare il
nostro lavoro a distanza, a gestire una famiglia tutto il giorno, tutti i
giorni in uno spazio spesso abitato da tutti solo la sera, abbiamo dato il
bianco in casa, camminato sotto casa, trovato i tutorial per fare ginnastica.
Siamo partiti con entusiasmo, dicendo andrà tutto bene, poi il tempo si è
dilatato, ci siamo ritrovati chiusi quando pensavamo che stesse per finire. E
nessuno ha più detto andrà tutto bene.
Non ci siamo quasi resi conto che in questo
periodo si è stati sottoposti ad una dose di stress mai avuta, e mai in modo
così prolungato. E non abbiamo avuto il tempo di pensarci, abbiamo “navigato a
vista” e siamo andati avanti.
Ma come abbiamo fatto? Ripensarci
potrebbe aiutarci a capire meglio come siamo fatti, e come funzioniamo, e
diventarne consapevoli ci può aiutare a potenziare le nostre capacità di
fronteggiare lo stress. “Le risorse
emotive e cognitive che mettiamo in atto per superare le difficoltà, scrive
Eleonore Zarik sulla rivista Mind, sono
una sorta di kit per le emergenze che è utile conoscere per vivere bene”.
Queste risorse vengono chiamate strategie
di coping, e costituiscono la modalità che ognuno di noi ha per affrontare
le difficoltà della vita.
Secondo la ricercatrice, le strategie
di coping sono di tre tipi.
Una prima strategia è stata quella di concentrare
le energie sul problema, cercando di concentrare tutte le energie per
rafforzarne il controllo: durante questo periodo di pandemia, hanno attivato
questa strategia coloro che si sono mossi fortemente per contenere il contagio
per sé e per propri familiari, per poter continuare in sicurezza il proprio
lavoro, ingegnandosi nelle strategie più efficaci per farne fronte. La
complessità del problema e l’eccezionalità degli eventi non ha comunque
permesso, nonostante molti sforzi, di avere il pieno controllo della
situazione.
Una seconda strategia è stata quella centrata
sulle emozioni: il contesto fortemente ansiogeno in cui si è vissuto, le
immagini traumatiche trasmesse dai media, le statistiche giornaliere sui morti
per coronavirus, sarebbero state insostenibili per molte persone se non fossero
riuscite a compensare le emozioni negative con altre emozioni più positive atte
a ristabilire il benessere emotivo. La visione di un film rilassante, dedicarsi
ad una passione da tempo trascurata, cucinare, valorizzare il fatto di essere
in buona salute, hanno permesso di ristabilire una sorta di equilibrio per la
gestione dell’ansia e per non lasciarsi abbattere dai pensieri negativi.
La terza invece è stata quella centrata
sul sostegno sociale. In questo caso sentire, anche a distanza, una voce
amica, che ascoltava senza dare giudizi né soluzioni, ma semplicemente
lasciando raccontare le proprie emozioni ha aiutato molte persone a rafforzare
le proprie capacità di far fronte al problema, sviluppando sentimenti positivi
di auto efficacia. Importante, per chi ha scelto questo tipo di strategia, è
stato il riconoscere di aver bisogno di aiuto, accettando le proprie fragilità,
senza sentirsi per questo meno adeguato ad affrontare la vita.
Non è detto che ognuno di noi abbia
attivato una sola di queste strategie, ma piuttosto abbia utilizzato più di una
modalità o in tempi successivi, o anche contemporaneamente), ma certamente
ognuno ha avuto una modalità prevalente, che era quella che rispondeva meglio
ai propri bisogni e alle proprie caratteristiche. Riconoscere quale strategia
abbiamo scelto, e conoscere anche altre possibilità per fare fronte ai
problemi, ci aiuta non solo nella conoscenza di noi stessi, ma anche nello
scoprire nuove strade possibili, forse mai sperimentate, per il superamento dei
momenti di stress.
sabato 6 febbraio 2021
CONVENZIONE DI RETE TRA I.I.S. CASTIGLIANO E ASSOCIAZIONE MANI COLORATE ODV
5 febbraio 2021 - Presentazione della convenzione
Presentazione dei due soggetti partner
Lo Sportello Studenti del Castigliano nasce nell’anno
scolastico 2002/ 03 come ricerca e sperimentazione di nuove metodologie per
contrastare il disagio scolastico, per offrire agli allievi opportunità nuove
finalizzate a sentire la scuola non come un ambiente ostile, ma come un luogo
di aggregazione, dove sono protagonisti.
Dalla
collaborazione tra un gruppo di studenti e alcuni docenti, inizia la vita dello
Sportello, un punto di ascolto, dove si può parlare con dei compagni di
problemi personali o dove si possono denunciare episodi di bullismo
verificatisi all’interno o fuori della scuola, dove si programma insieme, dove
si investe il proprio tempo libero in attività di volontariato.
Fondamentale
risulta l’azione degli studenti peer educator e del personale esterno
qualificato come educatrice, psicologa, animatrice, indispensabili le
collaborazioni con l’esterno, con il territorio, gli enti pubblici, le
associazioni e gli altri Istituti scolastici.
Nell’a.s. 2006/07 lo
Sportello Studenti diventa elemento di spicco nel progetto ‘UNO PER TUTTI,
TUTTI PER UNO’ per il quale il Castigliano, a capo di una rete di scuole,
assume il ruolo di ‘Centro Provinciale di assistenza e sostegno alle fasce
deboli’.
Nell’a.s.
2014/ 15,, l’azione svolta dal
Castigliano attraverso lo Sportello viene riconosciuta con il premio speciale
del Presidente della Repubblica quale ‘miglior scuola italiana innovativa nel
progettare autentici percorsi di educazione alla vita’.
Lo
Sportello, grazie alla sua struttura, alle forti motivazioni che sono alla
base, si trasforma e individua nuove metodologie di comunicazione, di
intervento per rispondere alla esigenze dell’utenza, a eventi improvvisi, non
prevedibili come la pandemia che ci ha colpiti in questi giorni. Oggi lo
Sportello svolge le sue funzioni on line con entusiasmo e partecipazione da
parte dei ragazzi impegnati in prima linea.
Lo sportello d’aiuto Mani Colorate offre supporto
psicologico, pedagogico, legale. Informazioni sui servizi offerti dalla sanità
ed enti pubblici, le associazioni di volontariato e il privato sociale
esistenti sul territorio. Offerte formative ed educative ai giovani, genitori,
insegnanti ed educatori sulle modalità comportamentali nei casi di bullismo,
cyber bullismo, dispersione scolastica, nuove forme di dipendenza, difficoltà
di relazione ed integrazione. Osservazione, analisi e raccolta dati della
popolazione del territorio. I servizi messi a disposizione sono gratuiti.
L’associazione partecipa inoltre ai lavori dell’Osservatorio provinciale sul
bullismo e del Nodo provinciale antidiscriminazioni e, nello specifico ambito
riguardante l’uso consapevole e sicuro di Internet, interfacciandosi con il
Servizio Dipendente dell’Asl AT e la Polizia di Stato grazie alla
collaborazione già avviata nei progetti scuola con la Polizia Postale.
Il progetto INFORMI@MOCI di Mani Colorate è una tappa importante
del percorso educativo avviato negli anni scorsi con i progetti riferiti
all’utilizzo critico e consapevole di internet: “La scuola ricomincia navigando” dell’anno scolastico 2008/
2009, “Non Perdere la Bussola” dell’anno scolastico 2009-2010, ”Informi@moci”
dell'anno scolastico 2010/2011, ”Informi@moci 2” dell'anno scolastico 2011/2012, “Buono a Sapersi” dell’anno scolastico 2012/2013, ”Informi@moci”
dell’anno scolastico 2013/2014, “Informi@moci” dell’anno scolastico 2015/2016, “Informi@moci” dell’anno scolastico 2016/2017 e “Informi@moci” dell’anno scolastico
2017/2018 che hanno raggiunto circa
29.000 studenti e circa 4.500 tra genitori e docenti. Nel corso dell’anno
scolastico 2019/2020 (periodo ottobre 2019 – febbraio 2020) sono stati
coinvolti nel progetto circa 1.000 alunni e 100 tra genitori e docenti.
La convenzione ha le seguenti finalità:
Ascolto e sostegno a studenti con difficoltà di inclusione in ambito
scolastico/sociale sovente vittime di azioni di bullismo/cyber bullismo; Ascolto
e sostegno alle famiglie nell’affrontare il complesso ruolo genitoriale; Sostegno
alle scuole e alle agenzie formative nell’affrontare le problematiche relative
all’inclusione, al contrasto a ogni forma di marginalità; Rafforzamento del
concetto di cittadinanza negli allievi delle scuole di ogni ordine e grado; Formazione
di docenti, genitori; Educazione alla legalità: creare i presupposti di una
società dove le barriere etniche, di genere, di appartenenza social vengono
superate dalla condivisione di valori e regole fondamentali per la vita
comunitaria, nel rispetto della persona; Realizzazione/potenziamento di reti
impegnate nell’ambito della formazione, del recupero, dell’inclusione.
Saranno pertanto poste in essere le seguenti azioni:
Creazione di una rete coinvolgente partner
quali scuole del territorio, agenzie formative, enti territoriali; Attivazione di
uno Sportello ascolto/sostegno/formazione presso la sede dell’ Associazione Mani
Colorate gestito da personale qualificato: mediatrice, psicologa, avvocato,
educatrice, volontari. Funzioni: a) ascolto, supporto psicologico e legale e
orientamento ai servizi territoriali; b) sostegno e focus con educatori,
docenti delle scuole di ogni ordine e grado; I volontari accoglieranno gli
utenti e fisseranno gli incontri con gli esperti; Creazione di uno Sportello On
line (considerata la possibilità di dover svolgere le attività a distanza)
gestito da personale qualificato: mediatrice, psicologa, avvocato, educatrice,
volontari; Formazione di un gruppo di ricerca azione finalizzato:
all’individuazione e allo studio delle problematiche; alla sperimentazione di
nuove strategie; alla raccolta e alla pubblicazione di buone pratiche; Corsi di
formazione per educatori, docenti e genitori sul tema del bullismo/ cyberbullismo (aspetti
legali e metodologie d’intervento); Pubblicazione di materiale informativo; Incontri
di monitoraggio in itinere e al termine del percorso; Rapporti con gli Enti
territoriali e le associazioni.
La sede di
realizzazione delle specifiche azioni del Progetto è individuate presso:
Associazione Mani
Colorate: Via Aliberti 5 – 14100 Asti
Qualora la normativa in contrasto alla diffusione del contagio Covid 19
lo preveda, l’attività si svolgerà on-line.
Monitoraggio dell’efficacia della rete
Partecipazione delle scuole e delle famiglie
alle proposte educative e di formazione; Superamento dei conflitti, diminuzione
di atti di bullismo nelle scuole e più in generale in ambito cittadino; Recupero
non soltanto di chi è stato vittima di bullismo, di emarginazione, ma di chi ha
esercitato violenza; Consolidamento dei rapporti tra associazioni e enti per il
raggiungimento di obiettivi comuni; La valutazione dei risultati conseguiti è
demandata al Gruppo di coordinamento
sabato 9 gennaio 2021
LE SFIDE DEL RITORNO ALLA NORMALITA’
Con lo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre ci siamo tutti augurati un buon anno 2021, ma soprattutto un anno che fosse semplicemente normale.
Si perché quello passato non è
stato normale, lo sappiamo, è stato terribile.
Per gli adulti, ma soprattutto
per i ragazzi, privati della scuola, del loro ambiente naturale di
socializzazione. Ormai, per molti di loro siamo a 10 mesi (con una breve
interruzione in presenza) di lontananza dai compagni di classe, dai loro
insegnanti dai luoghi conosciuti e dai ritmi consolidati.
Come si vivrà il ritorno alla
normalità? Parlando con gli adolescenti di seconda e terza media su come stanno
adesso, dopo il secondo lockdown, in attesa di una apertura della scuola in presenza,
ancora tutta da definire, le risposte sono state diverse.
Per qualcuno la scuola a
distanza è stata una buona cosa: sono ragazzi della provincia di Asti, che
abitano in paesini all’interno della zona collinare, che non hanno la scuola
nel paese dove abitano e la raggiungono con lo scuolabus, partendo anche un’ora
prima da casa, per raggiungere tutti i paesi e raccogliere e trasportare tutti
i compagni. Ma si tratta anche di ragazzi abbastanza autonomi, con una buona
connessione in casa, i più fortunati hanno avuto anche l’opportunità di
ricevere dai genitori un nuovo computer più potente, proprio per poter seguire
meglio le lezioni. Vivono in mezzo alla campagna, ma con tutte le dotazioni di
chi vive in città, e in più un ambiente gradevole dove passare il pomeriggio,
andare in bici con gli amici e ricaricarsi.
Ma per altri questa situazione
comincia a pesare. O è stata pesante fin dall’inizio. Non entro nel merito di
come è stata condotta la DaD, che ha richiesto un rapido adattamento dei
docenti sia dal punto di vista didattico (non si possono fare proprio le stesse
cose in presenza e a distanza) sia tecnologico, ben supportati dalla figura
dell’Animatore digitale, da pochi anni istituita nelle scuole. Da qualche
impressione captata qua e là tutti si sono attivati, dando quello che si era in
grado di fare, senza limiti di orario, andando a recuperare quelli che si
stavano perdendo. Di questo sarà interessante dare voce ai docenti e alle loro
esperienze.
La pesantezza accusata dai
ragazzi è stata causata da diversi fattori. Il primo è la presenza davanti ad
uno schermo per tanto tempo (l’abbiamo sentita anche noi adulti, dopo tante
riunioni online). Si sono adattati, anche in fretta, ma adesso dicono che fanno
fatica a concentrarsi, che si stancano dopo poco, che hanno mal di testa. Il
secondo è stato la lontananza dai compagni, non sempre sostituita da incontri
con i compagni al pomeriggio. È mancato il trovarsi al mattino ancora un po’
addormentati, salutarsi, incominciare a parlare tra di loro, gli scherzi, le
battute, la musica sentita in due dal cellulare. Il terzo, e più grave, è stato
l’isolamento: dovuto all’abitare in zone con scarsa copertura, o al fatto di
non avere strumenti adeguati. Già è difficile seguire una lezione on line su un
PC, figuriamoci sul cellulare.
Come si potrà ricucire tutto quello che è mancato? Si, la parola ricucire è usata volutamente, perché si tratta di uno strappo. Uno strappo nella crescita a 12 – 13 anni che sarà difficile recuperare. Se dal punto di vista delle nozioni la scuola è andata avanti, i programmi se pur con fatica sono stati fatti, tutto il resto è rimasto bloccato, e la naturale palestra di crescita che sono le relazioni tra coetanei è stata vissuta senza respirarne l’aria, senza sudare insieme. Il vuoto relazionale si potrà colmare solo con un grande lavoro di attenzione e ascolto, dando voce a quello che non è stato possibile esprimere in tutto questo tempo, nei luoghi fatti apposta per crescere a formarsi, come la scuola, il doposcuola, il campo di calcio. Luoghi che si dovranno attrezzare per diventare “contenitori”. Perché solo raccontando le emozioni e dando loro un nome è possibile imparare a gestirle.
Dott.ssa Elisa Lupano - pedagogista, counselor
lunedì 21 dicembre 2020
domenica 29 novembre 2020
AVVISO IMPORTANTE
Diverse persone ci hanno gentilmente segnalato di essere state contattate da soggetti che chiedono donazioni in denaro a nome della nostra associazione.










